“Nati dall’estro frugale della cucina fiorentina, i Coccoli sono l’inno alla gioia semplice del fritto. Piccole nuvole dorate di pasta di pane, la cui fragranza si spande per i vicoli della città, raccontando una storia di convivialità e di sapori schietti. È l’antipasto per eccellenza, quello che anticipa il pasto con la promessa di un piacere immediato, dove la croccantezza della frittura esalta il morbido stracchino e la sapidità del prosciutto crudo, creando un equilibrio perfetto.”
Breve Storia del Piatto: I Coccoli affondano le loro radici nella tradizione povera fiorentina, quando nulla doveva andare sprecato. La pasta di pane avanzata dalla preparazione della pagnotta quotidiana veniva trasformata in piccole pepite fritte, un modo ingegnoso per arricchire la tavola con poco. Il loro nome, “coccoli”, evoca un senso di tenerezza e piccolezza, come piccoli tesori da coccolare. Nel tempo, l’abbinamento con il prosciutto crudo toscano (salato e stagionato) e lo stracchino (fresco e cremoso) è diventato un classico intramontabile, un simbolo dell’aperitivo e dell’antipasto “all’italiana” con un cuore squisitamente fiorentino.
Ingredienti:
- 300 g di farina di grano tenero tipo “00”
- 150 ml di acqua tiepida
- 5 g di lievito di birra fresco (o 2 g di lievito secco)
- 5 g di sale fino
- 1 cucchiaino di zucchero (per attivare il lievito)
- Olio di arachidi per friggere (abbondante)
- 200 g di Prosciutto Crudo Toscano DOP (tagliato sottile)
- 200 g di Stracchino fresco
- Un pizzico di pepe nero macinato (facoltativo, per lo stracchino)
Preparazione:
- L’impasto: In una ciotola, sciogliete il lievito e lo zucchero nell’acqua tiepida. Su una spianatoia o in una planetaria, disponete la farina a fontana con il sale sui bordi. Versate al centro l’acqua con il lievito e impastate energicamente per circa 10-15 minuti, fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico.
- La lievitazione: Formate una palla, ponetela in una ciotola leggermente unta d’olio, coprite con un panno umido e lasciate lievitare in un luogo caldo e privo di correnti d’aria per almeno 1-2 ore, o fino a quando l’impasto avrà raddoppiato il suo volume.
- La formatura: Riprendete l’impasto lievitato e stendetelo con il matterello su una spianatoia leggermente infarinata, formando una sfoglia di circa 1 cm di spessore. Con un coltello o una rotella tagliate l’impasto a striscioline e poi a piccoli cubetti irregolari (ogni coccolo dovrebbe avere un lato di circa 2-3 cm).
- La frittura: Scaldate abbondante olio di arachidi in una padella dai bordi alti o in una friggitrice fino a raggiungere la temperatura di 170-175°C. Friggete i coccoli pochi alla volta, girandoli costantemente, fino a quando non saranno ben dorati e gonfi.
- Scolatura e servizio: Scolateli con una schiumarola e poneteli su carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Serviteli immediatamente, ancora caldi, accompagnati da fette di prosciutto crudo toscano e ciuffi di stracchino fresco.
Curiosità & Segreti:
- La temperatura dell’olio: È il segreto per coccoli perfetti. Se l’olio è troppo freddo, i coccoli assorbiranno troppo grasso; se è troppo caldo, si doreranno esternamente senza cuocere all’interno.
- L’accompagnamento: Il “matrimonio” con stracchino e prosciutto non è casuale. La freschezza del formaggio e la sapidità del salume bilanciano la golosità del fritto, creando un’armonia di sapori che pulisce il palato.
- Variante moderna: Oggi si trovano anche coccoli serviti con salumi diversi, formaggi spalmabili aromatizzati o, in versioni più audaci, accompagnati da salse agrodolci. Ma la versione classica resta il riferimento imprescindibile.
Geografia del Gusto: Uno, Nessuno, Centomila Coccoli
Sebbene la ricetta di base — un impasto di pane fritto in olio bollente — rimanga quasi invariata, varcare il confine di una provincia toscana significa cambiare nome a questa prelibatezza. Quello che a Firenze è un “coccolo”, altrove assume identità diverse, radicate nel dialetto e nella storia locale:
- Massa e Carrara – Le Panzanelle: Da non confondere con la panzanella estiva di pane raffermo e pomodoro, qui le “panzanelle” sono strisce di pasta lievitata fritte, spesso servite con i prelibati salumi della zona, come il Lardo di Colonnata.
- Lucca – Le Matuffe (o semplicemente Pasta Fritta): Nel lucchese, la pasta di pane fritta viene spesso chiamata genericamente “pasta fritta”, ma in alcune zone della Garfagnana si ritrovano preparazioni simili chiamate “sgabei”, pur con una forma più allungata.
- Pisa e Livorno – Le Pallottole o Pasta Fritta: Sulla costa si preferisce spesso un termine più descrittivo, anche se l’uso di servire queste pallottole con lo stracchino è ormai diventato un canone regionale che unisce l’entroterra al mare.
- Prato – Le Ficattole: In questa zona, e in parte del Mugello, il termine “ficattola” è il più diffuso. Il nome pare derivi dall’antica abitudine di inserire nell’impasto dei fichi secchi, anche se oggi la versione salata ha preso il sopravvento.
- Lunigiana – Gli Sgabei: Questa è forse la variante più famosa. Gli sgabei nascono come cibo per i lavoratori dei campi: la pasta del pane veniva tagliata a strisce, fritta e mangiata fredda a metà giornata. Oggi sono il simbolo delle sagre locali.
Consiglio per il viaggiatore: Se ti trovi in Toscana e hai voglia di pasta fritta, non aver paura di chiedere: ogni fornaio o ristoratore sarà orgoglioso di spiegarti perché il nome della sua provincia è quello “originale”.


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